Tour in giornata con l’auto

1. Lago di Santa Croce

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Kite surf al lago di Santa Croce

Questo itinerario di andata e ritorno si può fare a piedi (andata 50 minuti anche con passeggino), o in mountain bike (andata 12 minuti). Se si vuole dedicare un’intera giornata nella zona si può associare l’itinerario 2 (Cascate di Cornolade). Questa parte di percorso è solo una fetta del grande itinerario “Sentiero Alpago Natura”. Il percorso può essere suddiviso in due parti. Per la parte intera Pojatte – Oasi: impostare sul navigatore Pojatte, oppure per farne solo metà impostare sul navigatore Parcheggio Lago di Santa Croce a Farra. A Pojatte e Farra il parcheggio è a pagamento ma a Pojatte si può parcheggiare gratuitamente nel parcheggio dei clienti del bar “La Vela”.

Pianon – Pojatte
Pianon – Parcheggio Lago di Santa Croce a Farra D’Alpago

Dal parcheggio di Pojatte prima di scendere verso il lago percorrendo la strada in discesa o la scalinata del bar La Vela, osservare il magnifico panorama, assomiglia moltissimo ai panorami dei laghi svizzeri.

Dalla riva del lago si procede verso nord costeggiandolo a sinistra percorrendo una strada bianca. Il percorso fino all’oasi di Sbarai è impreziosito dalla mostra fotografica Lago Photo Fest Alpago 2024 sviluppata sul teme “Le Dolomiti”. Le immagini esposte sono scattate da fotografi provenienti da tutto il mondo, molti dei quali premiati a livello internazionale. Una mostra all’aria aperta fruibile liberamente, che si aggiunge alle offerte artistico-ricreative dello splendido contesto del Lago di Santa Croce e dell’Oasi Naturalistica. L’esposizione rimarrà fino a giugno 2025.

Seguire l’itinerario rosso

Si oltrepassa la Scuola di vela, il capitello della Madonna del Lago per poi inoltrarsi sotto le fronde degli alberi.

Panorama dalla strada bianca

Panorama dalla Punta della Madonna del Lago

Si possono scorgere delle solitarie spiaggette di ciottoli. Sulla sinistra, prima di passare un ponte in legno, un sentierino tra i pioppi conduce verso il lago. Quando il livello dell’acqua è alto molti alberi sono sommersi dall’acqua ma, quando il livello si abbassa, si scopre un sistema vegetativo unico nel suo genere.

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Alberi sommersi dall’alto livello dell’acqua.
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Radici degli alberi scoperte dal basso livello dell’acqua

Oltrepassato il ponte si arriva nei pressi di un bar nel parcheggio della spiaggia, si gira a sinistra per poi costeggiarla. Giunti all’area riservata ai kitesurf si lascia alle spalle la spiaggia dirigendosi verso l’argine alberato per seguire, in direzione nord/ovest, la strada asfaltata girando poi ancora a sinistra dove infondo si intravede un ponte ligneo sospeso sul torrente Tesa.

Si procede dritti inoltrandosi in un ambiente naturale protetto. Lungo il percorso vi sono due deviazioni per immergersi più profondamente nell’oasi naturale fino a spingersi sulla riva del lago.

Strada sterrata del percorso
Sentiero Naturalistico

Impreziosiscono la passeggiata le opere lignee eseguite dal Gruppo Operativo Giovani (GOG) dei vari comuni dell’Alpago, “Land Art” Arte della terra, coordinato dall’artista Giorgio Vazza. Le opere esposte:

L’occhio

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L’uovo

La Veste

Il cavallo

L’uccello

La Chiocciola in costruzione

Luglio 2024, la Chiocciola in costruzione. Di Spalle sulla destra Giorgio Vazza
Chiocciola ultimata

Sulla sinistra, prima di un ponte, un altro sentiero naturalistico si inoltra nell’oasi fino ad arrivare in riva al lago. Volendo si può ancora proseguire oltrepassando il ponte camminando sull’argine oppure sulla strada più bassa vicina al lago, dopo un paio di minuti di cammino un promontorio sassoso/melmoso offre una vista sul lago. Questa zona i surfisti la chiamano “Cambogia” perchè se per una manovra errata la vela finisce all’interno della vegetazione è molto difficile uscirne da soli. l’itinerario finisce qui. Per chi ha parcheggiato l’auto a Farra può fare l’itinerario dalla spiaggia proseguendo verso ovest per vedere l’oasi oppure andarere verso Pojatte. Tornando indietro dall’oasi, giunti a Pojatte, è molto gradevole bere o mangiare qualcosa sulla terrazza del bar La Vela per ammirare il panorama oppure si può oltrepassare il bar per arrivare in un paio di minuti al “Bay Whatch” locale preferito dagli appassionati di kite surf.

Vista del lago dalla terrazza del bar La Vela


2. Cascate di Cornolade

Se si vuole dedicare un’intera giornata nella zona del lago di Santa Croce la mattina è consigliato effettuare l’itinerario 1 (Lago di Santa Croce), mentre questo lo si può effettuare nel pomeriggio perchè, per la gioia dei windserfisti, tra le ore 12:30 e le 14:00 inizia a spirare il vento termico dalla pianura. Impostare sul navigatore Cascate di Cornolade, da Pianon 25 minuti d’auto 17,2 Km. Per questo itinerario servono assolutamente le scarpe da trekking in quanto il terreno è molto scivoloso. Questo è un angolino sconosciuto al turismo di massa che però vale la pena vedere. Il contesto naturale è di grande bellezza, seppur lasciato quasi allo stato selvaggio. Ben due cascate alte circa 30 metri che si gettano in profonde piscine naturali color smeraldo. Un luogo incantato caratterizzato da rocce levigate, sinuose insenature e vortici d’acqua che creano cavità rocciose dove sgorgano cascatelle e pozze cristalline.

Pianon – Cascate di Cornolade

Partenza da Pojatte o da Farra:
Da Pojatte 12 minuti d’auto, 9.7 Km e da Farra 12 minuti d’auto, 7.7 Km.

Da Pojatte alle Cascate di Cornolade
Dal parcheggio di Farra alle Cascate di Cornolade

Lasciata la SS51, dopo esser passati sotto un ponte ad arco della ferrovia, la strada stretta inizia a salire, proseguire per qualche minuto. Dopo aver oltrepassato sulla destra l’Agriturismo Cornolade si giunge ad un ponte con un parapetto metallico, cercare qui un parcheggio oltre il bordo strada. Sulla destra c’è un sentiero che scende, seguire le indicazioni. Poco dopo un balcone panoramico permette di ammirare l’impressionate cascata in tutta la sua altezza. Si continua a scendere per poi lasciare il sentiero principale per prenderne uno a destra in ripidissima discesa attrezzato con delle corde attaccate agli alberi. Prestare attenzione se il giorno prima ha piovuto il terreno diventa molto sciovoloso.

Ripida discesa per arrivare al laghetto alla base della cascata.

Arrivati alla base della cascata si vede il salto d’acqua di quasi 30 metri, una pozza profonda color smeraldo e un’alta parete rocciosa a forma di mezzaluna che ricorda un anfiteatro il tutto immerso in una rigogliosa natura. Lo spettacolo è ancora più entusiasmante quando c’è molta acqua il quale dipende dalla stagione e dalla pioggia.

Canyon scavati dall’acqua nella roccia

Dal laghetto si può continuare a scendere un po’ camminando tra i sassi, con molta attenzione, seguendo il torrente per ammirare i canyon scavati dall’acqua nella roccia. Ritornando indietro salendo per il sentiero attrezzato, raggiunto il bivio, si gira a destra scendendo per ammirare anche la seconda cascata. Ritornati alla macchina, prima del rientro, ci si può fermare presso l’Agriturismo Cornolade (www.agriturismocornolade.it/) il quale offre degli ottimi piatti tipici.

3. Alpe Nevegal

https://adorable.belluno.it/nevegal-2

https://www.veneto360.land/provincia-belluno/421-alpe-del-nevegal-cosa-fare-in-estate

4. Grotte del Caglieron

Si tratta di una serie di cavità create in parte da attività di erosione naturale e in parte dall’azione umana. L’erosione naturale consiste in una profonda forra incisa dal torrente Caglieron su strati alternati di conglomerato calcareo, arenario e di marne del Miocene Serravalliano. Si possono ammirare numerose cascate, alte circa una decina di metri, con alla base delle grandi marmitte. Nella parte più profonda della forra si notano grandi concentrazioni calcaree che, chiudendo parte della volta, danno all’insieme l’aspetto di una grotta. Gli interventi artificiali sono motivati dall’estrazione dell’arenaria, denominata nel dialetto locale ‘piera dolza’ (pietra tenera). L’attività estrattiva, risalente al XVI secolo, forniva il materiale per la costruzione di stipiti e architravi, che si possono ritrovare in alcune abitazioni della vicina Vittorio Veneto e dintorni. Il particolare metodo di estrazione prevedeva la realizzazione di colonne inclinate a sostegno della volta che altrimenti sarebbe crollata. Ne è derivato così un insieme di suggestive cavità artificiali, sul cui fondo scorre il torrente, che sono visitabili grazie alla realizzazione di un apposito percorso attrezzato.
Ingresso 4,00 euro a persona, consegna della mappa dei luoghi da visitare, possibilità di pagamento con il bancomat. Percorso di circa un chilometro ed anche nelle giornate più calde la temperatura all’interno è gradevole. Ottima la possibilità di scaricarsi con il cellulare il codice QR l’audio guida ben curata. All’interno un buon ristoro con la cucina tipica del luogo ed un chiosco che propone l’assaggio di vini autoctoni tra i quali il prelibatissimo “Torchiato di Fregona“.

Il tour dura circa un’oretta. Munirsi di monete per il parcheggio a pagamento (2 euro all’ora, il pagamento contactless nonostante sia presente viene rifiutato dal parcometro).

Se si vuole dedicare un’intera giornata alla zona questo itinerario lo si può associare l’itinerario 6 (Vittorio Veneto). Percorso in auto da Pianon fino a Fregona (TV): 30 Km, 41 minuti.

Impostare sul navigatore Parco Grotte del Caglieron, si passa per Tambre, il Pian del Cansiglio e poi la strada inizia a scendere verso la pianura. Giunti a Fregona si gira a destra per via Grotte del Caglieron lasciando la macchina nel parcheggio a pagamento.
Informazioni utili / orari di apertura

Terminata la visita alle grotte si passa per Fregona scendendo con l’auto e poco dopo il centro del paese sulla destra si può ammirare Villa Trojer-Lucheschi-De Mori-Salvador.

Villa Trojer – Lucheschi – De Mori – Salvador.

È una villa veneta del XVII secolo. L’edificio è costituito da ampi archi e, nel piano rialzato, da un’altra serie di archi più piccoli e meno imponenti rispetto alla prima serie. Il corpo centrale è in stile barocco tipico delle ville che la nobiltà veneziana si fece costruire nella terraferma. Diverse sono le Ville Venete costruite nella Riviera del Brenta. Imponente la trifora del piano rialzato che si può ben notare anche da lontano. Alcune linee della villa sono di tipo rinascimentale. Ogni anno in questa villa si tiene la manifestazione denominata “Primavera del Prosecco” e viene presentato il passito di quell’anno appena prodotto: il Torchiato di Fregona DOCG.

Vigneto di prosecco

Come detto in precedenza, continuando a scendere, si può raggiungere Vittorio Veneto per una visita alla città.

5. Lago Morto e Laghi Blu

6. Vittorio Veneto

Piazza Flaminio e Loggia di Serravalle

A metà strada tra Venezia e Cortina d’Ampezzo Vittorio Veneto è il capoluogo delle Prealpi Trevigiane. Sede vescovile da oltre mille anni, Medaglia d’Oro al valor militare per il suo impegno nel periodo della Resistenza, è universalmente nota quale luogo della vittoriosa battaglia finale della Grande Guerra (1915-18). Nata nel 1866 dall’unione delle antiche città di Ceneda e Serravalle è diventata un’importante città d’arte, per il rilievo delle architetture civili e religiose, per la qualità delle sue piazze e per il numero, la varietà ed il pregio delle collezioni pubbliche storico-artistiche ed etnografiche.

Il fiume Meschio

Frequentata in epoca rinascimentale dai massimi artisti italiani, quali, tra gli altri, Jacopo Sansovino e Tiziano Vecellio, ha dato i natali nel XVIII secolo a Lorenzo Da Ponte, letterato e librettista delle più importanti opere di Mozart; Vittorio Veneto è stata sede dell’episcopato di Albino Luciani, divenuto successivamente Papa Giovanni Paolo I. Notevole polo industriale attivo e dinamico, conta la presenza di numerose aziende di livello internazionale, distinguendosi soprattutto per la produzione nel settore del terziario avanzato. Il paesaggio collinare che abbraccia la città, dominato dal Castello vescovile, è caratterizzato per la rinomata ed estesa produzione vitivinicola del Prosecco Superiore.

Per visitare Vittorio Veneto si può andare con l’auto fino a Stazione per l’Alpago e prendere il treno oppure direttamente con l’auto.
Impostare il navigatore “Via Guido Casoni, 31029 Vittorio Veneto TV“, 28,6 Km, 36 minuti di percorrenza per SS51 (consigliata), oppure percorso più veloce con A27 casello d’ingresso Fadalto Lago di Santa Croce, Uscita Vittorio Veneto Nord.
Link Google Maps: https://maps.app.goo.gl/kEr5jXtEiTyUWAYR8

Parcheggiare l’auto nel parcheggio a pagamento per visitare la località Serravalle.
Per la visita dei Musei Civici e la mappa della città consultare o scaricare la guida qui sotto.

Mappa di Vittorio Veneto

Piazza Giovanni Paolo I e Cattedrale – Località Ceneda

1) Fiume Meschio

Sul Meschio è sorto il centro storico di Serravalle, che in età medievale divenne rinomato per la produzione armaiola che utilizzava proprio le acque del fiume per la tempra delle lame. In epoca contemporanea, il fiume ha fornito forza motrice alle numerose piccole industrie della lana e della seta che sono sorte lungo il suo corso e le cui strutture caratterizzano tuttora il paesaggio.

2) Piazza Flamino

E’ il cuore politico, civico e religioso di Serravalle con la sua Piazza, gioiello intatto di architettura veneziana. Dedicata al letterato Marcantonio Flaminio (poeta latino serravallese, vi prospettano antiche case e palazzi tra cui meritano segnalazione; a sud, l’edificio un tempo sede del Monte di Pietà ; l’antica casa detta di Salomone, Palazzo Cesana (poi Pajetta e ora Pancotto), Palazzo Cesana Bonaccorsi, ora Todesco e Casa Bernardini Tra tutti, però, spicca la loggia di Serravalle, oggi Museo del Cenedese, esempio straordinario di gotico veneziano.

3) Chiesa Collegiata Prepositurale Santa Maria Nova Duomo di Serravalle

Edificio settecentesco sorto dell’architetto Domenico Schiavi da Tolmezzo che sostituisce l’originaria architettura quattrocentesca. E’ a navata unica, rettangolare con angoli smussati. Ricca di stucchi e altari decorati il Duomo di Serravalle si segnala soprattutto per le opere d’arte in esso contenute.
All’interno si possono ammirare:
Olio su tela sul secondo altare, Vergine col Bambino tra Santa Augusta e S. Giovannino
Pala d’altare, Madonna in gloria con Sant’Andrea e San Pietro con nello sfondo la pesca degli Apostoli, Tiziano Vecellio, 1542. Detta pala, vanto della Prepositura e di tutta Serravalle, fu commessa dalla Comunità nel 1542 e terminata nel 1547. La cornice fu intagliata da Paolo Pajetta nel 1847.
Altare, raffiguranti l’Annunciazione sul verso e i santi Andrea, Pietro, Agata, Augusta e Cita sul recto, portelle dell’antico organo Francesco da Milano, 1528 circa.
Soffitto: Natività di Maria Vergine di Gian Battista Canal. Quest’ ultima opera è andata purtroppo distrutta a causa del terremoto del 1873 e sostituita da un affresco di Felice Schiavoni, il quale ha raffigurato nella cupola Maria SS. e le Virtù Teologali e, nei pennacchi, I quattro Evangelisti (in chiaroscuro).

4) Loggia di Serravalle

In Piazza Flaminio si affaccia la Loggia di Serravalle, inconfondibile per il suo porticato e i tanti affreschi presenti sulla facciata. Al suo interno ospita il Museo del Cenedese, istituito negli anni Trenta del Novecento per valorizzare l’antico territorio compreso tra i fiumi Piave e Livenza. A sua volta la Loggia fa parte del Palazzo della Comunità di Serravalle, sorto nella seconda metà del Quattrocento per ospitare le principali autorità della città, che qui si occupavano della gestione politica del luogo. Accanto alla Loggia, ben visibile, si può ammirare anche la Torre Civica.

5) Via Martiri della Libertà

Alla fine di Piazza Flaminio prosegue via Martiri della Libertà, il corso principale di Vittorio Veneto. Un tripudio di portici, che si rincorrono uno dietro l’altro, tra edifici ora gotici ora rinascimentali. Molto bello passeggiare sotto i portici per fare anche dello shopping.

6) Scalinata di Sant’Augusta

Si ritorna in Piazza Flaminio dove si raggiunge in pochi minuti l’inizio della scalinata che conduce al santuario di Santa Augusta, patrona di Vittorio Veneto insieme a San Tiziano. Il santuario, uno dei luoghi religiosi più importanti di quest’area, custodisce le spoglie della santa. Per raggiungere il santuario dalla scalinata alle spalle del Duomo si impiegano circa 30-35 minuti passando per le Cappelle di San Giovanni, San Sebastiano, San Paolo e San Pietro. In alternativa si può arrivare al santuario in auto partendo dalla piazza Santa Giustina di fronte all’omonima chiesa per via Pradal basso, Via Noranchiera e Via Pradal.

Dopo la visita di Serravalle, raggiungere con l’auto il secondo quartiere principale di Vittorio Veneto in località Ceneda.
Impostare sul navigatore Piazza Giovanni Paolo I, parcheggio gratuito.
Già prima dell’unificazione dei due antichi centri – Ceneda e Serravalle – era stato creato un viale che li collegava, la Via Regia Postale, sulla quale, con la nuova Vittorio, si innesteranno anche le nuove funzioni amministrative. Questo viale (oggi Viale della Vittoria) ha affiancato un elegante controviale alberato per il passeggio sul quale si affacciano, in stile modernissimo, le ville liberty in una variopinta sequenza: Teofik, Gabelli, Bianchini, Maluta, Da Zara, Ivancich , Billi, Chiggiato, Cicogna, Errera, questi sono i nomi degli originari committenti delle curiose ville con parco.
Alcune ville in stile Liberty in Viale della Vittoria

Ceneda. Villa Papadopoli
Villa Chiggiato
Villa Bianchi – Rosada detta “Rossa”
Villa Panigai

7) Cattedrale
Località Ceneda.
Anche qui le principali attrazioni si concentrano tutte attorno a un unico centro, Piazza Papa Giovanni Paolo I: dalla Cattedrale alla Loggia, con quest’ultima che ospita il Museo della Battaglia, mentre un po’ più defilato si può già vedere il Castello di San Martino. La costruzione della Cattedrale risale alla prima metà del Settecento, anche se gli storici sono portati a credere che qui esistesse un luogo di culto già prima del VII-VIII secolo. Al suo interno sono custodite le spoglie di san Tiziano, patrono della città insieme a sant’Augusta.

8) Loggia del Cenedese


In fianco alla Cattedrale sorge la Loggia del Cenedese, facilmente riconoscibile dal porticato così come la precedente Loggia di Serravalle. Fu affrescata dal pittore del Cinquecento Pomponio Amelteo, lo stesso della loggia del Palazzo Comunale di Venzone, unico borgo fortificato trecentesco del Friuli Venezia Giulia. Al suo interno ospita il Museo della Battaglia, mentre in fianco sorge la chiesa di San Paolo al Piano

9) Museo della Battaglia di Vittorio Veneto

La Loggia del Cenedese ospita il Museo della Battaglia, inaugurato alla fine degli anni Trenta del Novecento in seguito alla alla donazione del vittoriese Luigi Marson, che durante la Prima guerra mondiale combatté nel 2° reggimento granatieri di Sardegna. Al termine del conflitto, Marson creò un’autentica collezione grazie agli oggetti e documenti raccolti sia nel territorio sia direttamente nei campi di battaglia. Gli stessi reperti che oggi danno vita all’esperienza del museo.
Orari – da martedì a venerdì dalle 9:30 alle 12:30, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, lunedì festivi dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
Biglietti – adulti 8 euro, ridotto 6 euro, gratis da 0 a 5 anni.
Contatti – tel. 0438 57695

10) Castello di San Martino

Per completare la visita di Vittorio Veneto si può raggiungere il castello di San Martino, la fortezza di epoca romana (V-VI secolo) che domina il centro abitato di Ceneda e sede vescovile da più di mille anni. Numerosi i personaggi storici che soggiornarono in questo castello, tra cui anche i futuri Papa Pio X e Giovanni Paolo I (Albino Luciani). Tra i tanti intellettuali e artisti che visitarono il castello si annovera inoltre l’erudito Scipione Maffei, a cui è intitolato il Museo Lapidario Maffeiano di Verona.
Indirizzo – via Brevia, 33
Orari – prima domenica di ogni mese dalle 14:30 alle 17:30 in inverno e dalle 15:30 alle 18:30 in estate
Contatti – tel. 0438 948270

7. La terra del Prosecco


Percorso circolare: Pianon, Farra d’Alpago, Vittorio Veneto via autostrada A27 entrando a Fadalto/Lago di Santa Croce con uscita a Vittorio Veneto Sud o per la SS51 (consigliata quest’ultima per il panorama), Vittorio Veneto, Pieve di San Pietro di Feletto, Refrontolo Molinetto della Croda, varie cantine per degustazioni, Valdobbiadene, Follina, Lago di Lago, Pianon.
Tempo di percorrenza: intera giornata, 130 Km.

Mappa ufficiale della Strada del Prosecco

La mappa ufficiale della Strada del Prosecco presenta due itinerari diversi per i quali una sola giornata non è sufficiente per percorrerli entrambi. Per una gita di un giorno sono stati fusi i due itinerari cogliendo le maggiori attrazioni da vedere. Si consiglia di partire presto la mattina e di telefonare all’azienda vinicola scelta per prenotare la visita. Consigliamo la visita all’Azienda Agricola Campion in quanto per gli stranieri le spiegazioni vengono effettuatate dalla ragazza anche in lingua inglese, (controllare gli orari di apertura e la disponibilità di visita), possibilità di acquistare anche il prosecco di Cartize. Consigliamo per il pranzo l’Osteria da Coche, tipica cucina di tradizione veneta, prezzi contenuti con il menu fisso ed ottimo cibo come una volta (controllarte gli orari di apertura).
Il percorso si svolge parte in pianura e parte in collina tra i filari di prosecco ed è alternato alla visione di alcuni monumenti lungo il percorso. Informarsi sempre riguardo gli orari di apertura.

BREVE DESCRIZIONE DEL PRODOTTO PROSECCO

Prosecco è la denominazione di origine controllata che designa il vino a base di glera, di colore bianco nelle tipologie tranquillo, frizzante, spumante, o rosato nella tipologia spumante, prodotto in parte del Veneto e in Friuli Venezia Giulia Divenuto noto negli anni novanta del Novecento come Prosecco IGT (indicazione geografica tipica), ha conseguito nel 2009 la denominazione di origine controllata (DOC).

Alcune storiche denominazioni di questo vino hanno assunto il marchio DOCG (Montello e Colli Asolani prosecco, Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene). Il prosecco è il vino italiano più esportato all’estero. Nel 2014 ha superato per la prima volta lo Champagne per numero di bottiglie vendute nel mondo. Dal 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono inserite nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Partenza da Pianon.
(42 Km) Impostare sul navigatore:
Pieve di San Pietro di Feletto, Via Roncalli, 1, 31020 San Pietro di Feletto TV

Pieve di San Pietro di Feletto

LA PIEVE
La millenaria pieve di San Pietro di Feletto è uno dei gioielli storico artistici del territorio. Edificato su preesistenze longobarde, l’edificio attuale – nonostante le traversie passate nei secoli (non ultimo il disastroso terremoto del 1873) – conserva importati cicli di affreschi databili dal XIII al XV secolo, tra cui segnaliamo il Cristo Pantocratore nell’abside principale, la cappella battesimale affrescata con episodi della vita di San Sebastiano, il Credo nella navata principale, e il Cristo della Domenica in facciata che, ferito dalle attività proibite nei giorni festivi, rappresenta un vero e proprio spaccato di vita quotidiana medievale.

(6 Km) Impostare sul navigatore:
Via Molinetto, 40, 31020 Refrontolo (TV)

Molinetto della Croda, informarsi sugli orari di apertura. Ticket d’ingresso di 4,00 euro per la visita.
https://www.molinettodellacroda.it/
https://www.facebook.com/molinetto.dellacroda/?locale=it_IT

Molinetto della Croda
Clicca sull’immagine.
Molinetto della croda
Interno

(19 Km) Impostare sul navigatore:
Azienda Agricola Campion, Via Campion, 2, 31049 Valdobbiadene TV

Lungo la strada vi sono diverse cantine dove ci si può fermare per delle degustazioni ed acquistare qualche bottiglia.
Quando si degusta il vino, si deve sorseggiare una piccola quantità alla volta, trattenendola in bocca qualche secondo per cogliere tutte le sensazioni gustative.
Per poter degustare il vino in maniera corretta, si deve cercare di notare il sapore iniziale, intermedio e finale.
Le degustazioni comprendono diversi calici di prosecco accompagnati con degli stuzzichini, i prezzi si aggirano intorno ai 15,00 euro e, fino a 50,00 euro, con il servizio pranzo o cena.

Azienda Agricola Campion:
https://campionspumanti.it/

Dopo la visita all’Azienda Agricola se si vuole pranzare in osteria, come già consigliato, seguire l’itinerario per Osteria Coche oppure sul navigatore impostare: Valdobbiadene tramite via Consumina, Roccat e Ferrari.

Questa parte d’itinerario aggira sul lato ovest la collina di Cartize, unico posto dove viene prodotto il prosecco di Cartize. Anche qui vi sono diverse cantine dove ci si può fermare per degli assaggi e/o acquisti.

Se si vuole pranzare presso l’osteria consigliata:
(1,9 Km) Impostare sul navigatore:
Osteria Da Coche, Via San Giovanni, 31030 Bigolino TV

Osteria Da Coche:
https://www.facebook.com/osteria.dacoche/

(5.6 Km) Impostare sul navigatore:
Valdobbiadene, 31049 TV
tramite via Consumina, Roccat e Ferrari.

Questa parte d’itinerario aggira sul lato ovest la collina di Cartize, unico posto dove viene prodotto il prosecco di Cartize. Anche qui vi sono diverse cantine dove ci si può fermare per degustazioni o acquisti.

Cantine lungo la collina di Cartize verso Saccol Via Consumina

Valdobbiadene, piccolo tour a piedi

Mappa di Valdobbiadene con il percorso
L’ovale Piazza Marconi, il Duomo e la torre campanaria

In Piazza Marconi troviamo il Duomo di Valdobbiadene, l’edificio originale venne edificato nel XII secolo, ma assunse le forme neoclassiche attuali dopo significativi lavori di ristrutturazione svolti nel Settecento.
La facciata ha un impatto visivo solenne, con le quattro colonne doriche che sorreggono una grande architrave sul quale poggia il frontone.
Di fianco alla chiesa invece svetta la torre campanaria, la cui costruzione durò quasi settanta anni è terminò nel 1810 con la realizzazione della cuspide a bulbo. Il campanile è impreziosito con la decorazione della meridiana dell’Abate Giovanni Follador.
L’opera attuale è la rifacitura di quella originale, andata distrutta durante i bombardamenti del primo conflitto mondiale.
Si prosegue a piedi lungo via Piva e dopo alcune centinaia di metri si giunge a Villa dei Cedri (sulla sinistra), immersa nel suo parco.
La dimora fu edificata ad inizio Ottocento dai Piva, una importante famiglia di imprenditori del settore dei tessuti e della seta in particolare.

Valdobbiadene, Villa dei cedri

Ora la villa è di proprietà del comune. Vi consigliamo di accedere al parco per una rilassante passeggiata tra alti cedri, magnolie, ortensie e piante di ulivo.
Poco prima di giungere all’uscita che sfocia su via Cordana ci si imbatte nella “Britola Gigante”. L’opera è stata ricavata dal tronco di un cedro secolare del parco abbattuto dal maltempo, realizzata dallo scultore veneto Toni Venzo e dai maestri forgiatori delle officine Fornasier di Fossalta di Piave e Menin di Valdobbiadene.

La britola è un coltello molto utilizzato nel mondo contadino gli anziani una volta ne tenevano sempre una nelle tasche della giacca o dei pantaloni.
Appena usciti dal giardino, addossato al muro di cinta della villa, sorge un tabernacolo dedicato a San Venanzio Fortunato. La nicchia ospita un affresco raffigurante il Santo e alcune scene di vita degli emigranti.
Di fianco alla costruzione c’è un vecchio lavatoio pubblico in pietra, dove in passato le donne del paese venivano a fare il bucato a mano.

Lavatoio pubblico

La passeggiata prosegue su via Roma. Da qui si aprono delle belle vedute sul campanile del Duomo.
Giunti quasi in fondo alla strada sorge il Monumento ai Caduti delle due guerre realizzato dal maestro Toni Benetton.

E’ interessante la rappresentazione dalle figure in ferro battuto che illustrano in modalità narrativa la storia di Cristo espressa nella contemporaneità degli eventi.

Si può ritornare a Piazza Marconi e finire il tour oppure proseguire imboccando la stretta via San Martino che si inerpica con pendenze che si fanno subito accentuate. Dopo alcune centinaia di metri si giunge nell’antica e caratteristica Borgata di Ron.
Percorrendo la Strada di Ron si rientra nel centro di Valdobbiadene, dove l’itinerario si conclude.

(13,9 Km) Impostare sul navigatore:
Abbazia cistercense di Santa Maria di Follina, Via Pallade, 31051 Follina TV
. Parcheggio gratuito in loco.

Follina

Abazia di Follina

La prima menzione dell’Abbazia si ricava da un documento del 1127 attestante la vendita da parte dell’abate Bernardo di Follina ad un tale Arpone di tre campi. Il complesso monastico esisteva dunque ben prima dell’arrivo dei cistercensi, nella metà del XII secolo. Si trattava molto probabilmente di un convento di benedettini dipendenti da San Fermo di Verona, non è chiaro quando e come avvenne il passaggio all’ordine cistercense. Conseguentemente cominciò a indebolirsi il legame con l’abbazia veronese. La tradizionale data di fondazione, l’anno 1146, non è di fatto supportata da fonti storiche. Di certo Follina fu a lungo legata dalle abbazie di Chiaravalle e di Cîteaux, i più importanti centri cistercensi rispettivamente d’Italia e d’Europa. Con il tempo l’abbazia si arricchì di altre donazioni, raggiungendo l’apice dello splendore nel XIII secolo. Nel 1268 fu edificato il chiostro, mentre tra il 1305 e il 1335 fu realizzata la basilica.

Il chiostro

(8,6 Km) Impostare sul navigatore:
Lago di Lago, Via Carpenè, 12, 31020 Lago TV

Lungo il tragitto, giunti a Cison di Valmarino sulla sinistra sopra un colle si può scorgere il castello omonimo noto anche come Castelbrando ora adibito ad hotel. Chi soggiorna presso l’hotel può salire sino in cima e parcheggiare in un posto riservato, in alternativa gli altri ospiti possono mettere l’auto nel parcheggio ai piedi del monte e salire al castello con la scenografica funicolare. Se si vuole fare una deviazione con la visita guidata informarsi preventivamante.
Per le visite guidate, l’ufficio visite è aperto nei giorni festivi: da aprile a settembre, dalle 15:00 alle 19:00 e da ottobre a marzo, dalle 14:00 alle 18:00.
Per ulteriori informazioni:
https://www.veneto.info/treviso/castelbrando/

Castelbrando a Cison di Valmarino

Lago di Lago

Dopo aver parcheggiato l’auto a Lago (in stagione costo 5,00 euro) si può fare una breve sosta e rilassarsi sulle sponde del lago, oppure fare il solo giro del Lago di Lago percorso circa 50 minuti per una lunghezza di 3 Km eseguendo il percorso rosso in senso orario, tagliando poi per quello giallo, seguendo le indicazioni per il sentiero naturalistico tenendo il lago sulla destra, per poi riprendere il percorso rosso ed arrivare al parcheggio.

Giro dei laghi di Revine

Se non si vuole cenare a Vittorio Veneto rientrare a Pianon per la SS51 o con l’autostrada A27 entrando a Vittorio Veneto Nord ed uscire a Fadalto Lago di Santa Croce proseguendo poi per l’Alpago.

(33,7 Km) Impostare sul navigatore:
Via Pianon, 131, 32010 Pianon BL

8. Lago del Mis – Cadini del Brenton – Spiaggia di Pian Falcina

Il Lago del Mis è uno specchio d’acqua artificiale nell’incantevole Valle del Mis, il cui bacino occupa buona parte del canale del Mis nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, a cavallo tra i comuni bellunesi di Gosaldo in Agordino e Sospirolo in Valbelluna. La diga è stata costruita nel 1962 all’altezza dell’abitato di Pascoli a Sospirolo (BL). Il Lago del Mis si colloca in uno scenario naturale di rara bellezza incastonato tra i Monti del Sole e le Vette Feltrine. Meta frequentata in ogni stagione per le escursioni, l’attrezzata area sosta per camper con servizi, l’area pic-nic e la spiaggia, dove prendere il sole nelle giornate più calde o semplicemente rilassarsi. Vicino al parco si trova anche un parco giochi. Il lago del Mis è conosciuto soprattutto per i Cadini del Brenton, pozze d’acqua dal colore verde smeraldo plasmate dall’azione erosiva, e la Cascata della Soffia. Quest’ultima è raggiungibile tramite un percorso ben segnalato che parte vicino al bar della Soffia.

Ultimo salto della Cascata della Soffia

Da Pianon andata e ritorno 104 Km
Tempo di percorrenza in andata circa un’ora
Altezza della Valle del Mis: 433 m.
Periodo consigliato: da Marzo a novembre.
Impostare sul navigatore: Cascata della Soffia.
Link: https://maps.app.goo.gl/wg94Lm2eSZJxNFPB6

CASCATA DELLA SOFFIA
Arrivati in zona si può parcheggiare sul bordo strada sulla destra nei pressi dell’ingresso dei Cadini del Brenton oppure, attraversato il ponte, sulla destra una strada bianca in discesa conduce ad un ampio parcheggio a pagamento (5,00 euro tariffa giornaliera dalle 09:00 alle 20:00, il parcometro non dà resto ma legge le carte contact less) infine sulla destra una strada asfaltata conduce aI parcheggio del ristorante (posti limitati).

Ristorante La Soffia

Attraversata la terrazza del ristorante trovate subito le indicazioni.

Vista del Lago del Mis verso sud

Il sentiero si snoda attraverso un bosco di carpino nero e orniello ed è attrezzato con passerelle e terrazzi a sbalzo, che permettono di apprezzare da vicino la forza della cascata e il suo boato, da cui il torrente stesso ha preso il nome.

Sentiero con gradini e ponti lignei

Un salto d’acqua di 12 metri si incunea in una forra in cui è possibile addentrarsi grazie a piccoli passaggi nella roccia, ponticelli e gallerie.

Cascata della Soffia, un salto di 12 metri

Ma soprattutto quello che lascia senza parole è il colore delle acque. Quando la luce riesce a filtrare tra le rocce regala alle pozze d’acqua un’infinità di sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese prima di mescolarsi con le placide acque del Lago del Mis.

L’acqua cristallina defluisce nel Lago del Mis

Quando viene utilizzata molta acqua per la produzione di energia elettrica il livello del lago si abbassa permettendo l’entrata pedonale nella forra lato lago ed ammirando così la cascata dal basso mentre si viene investiti da soffi d’aria provocati dal salto dell’acqua. Ecco così svelato il perchè del nome della cascata.
E’ necessario munirsi di scape da scoglio o ciabatte da doccia e un costume da bagno, l’acqua può arrivare fino al ginocchio.

Passaggio interno della forra
Ai piedi della cascata
Interno della forra con la cascata sullo sfondo. L’acqua arriva fino al ginocchio

CADINI DEL BRENTON

Sempre vicino al parcheggio, prima del ponte in curva sulla sinistra, c’è l’ingresso del percorso ai Cadini del Brenton.
Un facile sentiero conduce ad una sequenza di 15 profonde cavità scavate dalle acque del torrente Brenton, che si getta da limpide cascatelle. Queste spettacolari marmitte di evorsione, situate nel cuore del Parco, stupiscono per la bellezza dei colori e la perfezione delle forme.
Per sicurezza utilizzare scarpe da trekking!
L’accesso ai Cadini del Brenton è a pagamento. Il costo del biglietto d’ingresso è di 2 euro. L’accesso è gratuito per i bambini e ragazzi fino ai 12 anni di età, per chi ha oltre 65 anni, per i portatori di handicap e per tutti i residenti nei 15 Comuni del Parco.
Il pagamento del biglietto dà diritto a:
– accedere al giardino botanico Campanula morettiana,
– accedere al sentiero che conduce ai Cadini del Brenton,
– ricevere in omaggio un segnalibro ricordo dei Cadini.
Il biglietto si può acquistare direttamente presso il punto informazioni del giardino botanico.
Orari biglietteria Estate 2024:
Dal 22/06/2024 al 30/06/2024
Sabato e domenica 9.30-17.30
Dal 01/07/2024 al 31/07/2024
Venerdì 10.00-17.00
Sabato e Domenica 9.30-17.30
Dal 01/08/2024 al 31/08/2024
Tutti i giorni 9.30-17.30
Dal 01/09/2024 al 29/09/2024
Sabato e domenica 10.00-17.00

Regolamento di visita
I Cadini del Brenton sono uno spettacolo della Natura straordinario e delicato.
Per conservarlo chiedono di rispettare alcune semplici regole:
– non uscire dai sentieri segnati,
– non abbandonare rifiuti,
– non raccogliere o danneggiare le piante,
– tienere il tuo cane al guinzaglio.
É vietato fare il bagno nei Cadini e stendersi a prendere il sole lungo i loro bordi.
Lo staff ringrazia per la tua collaborazione, insieme a te conserveremo questo posto in tutta la sua bellezza consegnandolo intatto alle future generazioni!

Percorso ad anello in senso antiorario
Cascate, giochi d’acqua e di luce

VAL FALCINA E SPIAGGIA DI PIAN FALCINA

Fiordo della Val Falcina

Posta sulla destra orografica del torrente Mis, la Val Falcina è chiusa a sud-ovest dalle pareti dolomitiche del Pizzocco e sbocca nel lago artificiale del Mis. Un facile sentiero ad anello consente anche ad escursionisti non esperti di immergersi in ambienti dal fascino selvaggio e dall’indubbio interesse naturalistico. I pannelli collocati ai margini del tracciato contengono informazioni geologiche, botaniche e faunistiche che rendono la passeggiata un’occasione di approfondimento. Dotarsi di scarpe da trekking.
La Val Falcina è una incisione fluvio-torrentizia dal tipico profilo a “V”, profondamente intagliata nella Dolomia Principale e il suo sviluppo geomorfologico risente fortemente della presenza di un’importante linea di faglia. Per le sue peculiarità floristiche e vegetazionali, l’itinerario può considerarsi rappresentativo del paesaggio vegetale di media quota del settore orientale del Parco. La zona è importante per la presenza di entità floristiche a diffusione orientale (Pino nero, Ambretta di Ressmann, Campanula della Carnia, Euforbia di Kerner, ecc.). Con un po’ di attenzione, è possibile udire o vedere numerosissimi uccelli passeriformi e altre interessanti specie come l’aquila reale e il picchio nero. La presenza del lago permette di osservare anfibi, la natrice dal collare e, fra gli uccelli, il germano reale (che sverna nel lago) e la ballerina gialla.

Un facile sentiero ad anello dal fascino selvaggio

  • Partenza: Pian della Falcina (748 m)
  • Arrivo: Pian della Falcina (748 m)
  • Tempo di percorrenza: 2 h
  • Difficoltà: T – Turistico
  • Lunghezza: 4 km
  • Quota minima: 420 m
  • Quota massima: 660 m
  • Tipologia itinerario: Sentieri natura
Percorso circolare del sentiero della Val Falcina

PIAN FALCINA

Spiaggia di Pian Falcina

Nel cuore della Valle del Mis, di fronte all’omonimo lago, si trova l’area ricreativa di Pian Falcina, che comprende un bar-ristoro, un’area pic-nic attrezzata con punti fuoco e tavoli, un’area sosta camper con servizi e 3 casette in legno (Bungalow) con 4 posti ciascuno.

Area ristoro Pian Falcina
Spiaggia di Pian Falcina
Sup a Pian Falcina
Pesci tra le limpide acque della spiaggia di Pian Falcina

9. Belluno

Per visitare Belluno si può prendere l’autobus Dolomitibus alla fermata di Civit, andare con l’auto fino a Stazione per l’Alpago e prendere il treno oppure direttamente con l’auto.
Impostare sul navigatore dell’auto Parcheggio di Lambioi, Viale dei Dendrofori, 32100 Belluno BL. 28,7 Km, 33 minuti di percorrenza.
Link Google Maps: https://maps.app.goo.gl/CCMB76nDq88mCQkS6
Il parcheggio si paga al ritorno, munirsi di monete, non è possibile pagare con bancomat.

Mappa di Belluno con i cinque itinerari

Itinerario Verde, 12 minuti a piedi:

1) Parcheggio Lambioi

Tariffe parcheggio: GIORNO FERIALE tariffa oraria € 1,00/ora, tariffa massima sosta giornaliera € 10,00/giorno. Dopo aver parcheggiato l’auto, prendere la scala mobile fino a Piazza Duomo. Se hai un cane sulla scala mobile, deve essere tenuto in braccio.

2) Piazza Duomo Cattedrale di San Martino

Piazza Duomo Cattedrale di San Martino

Un primo edificio sacro, probabilmente paleocristiano, fu intitolato a San Martino di Tours dal vescovo di Belluno Felice nel 548, durante le guerre gotiche. Sulla facciata frammenti di plutei e pilastri dei secoli IX e X, rinvenuti sotto il cimitero antistante. Ciò che resta degli altari trecenteschi sono la cosiddetta Arca degli Azzoni, murata nel campanile, e quella dell’Avoscano, che oggi funge da tavola per l’altare della cripta. Nel 1471, un incendio accidentale costrinse alla ricostruzione della cattedrale, la cui facciata precedentemente era rivolta verso il Piave: la nuova cattedrale fu costruita a partire dal 1517, su progetto di Tullio Lombardo, e fu progressivamente arricchita nel corso dei secoli XVII e XVIII da i vescovi che si succedettero alla guida della Chiesa bellunese. Nel 1732 fu costruito il campanile barocco, su progetto di Filippo Juvarra. Dal 1980 è Basilica minore. Al suo interno ospita opere di Cesare Vecellio, Andrea Meldolla detto Lo Schiavone, Jacopo Da Ponte, Andrea Brustolon, Gaspare Diziani ed altri.

https://www.belluno-turismo.it/project-category/cosa-vedere/top-10

3) Palazzo dei Giuristi – Museo Civico

Palazzo dei Giuristi – Museo Civico

Via Duomo 16. Costruito nel 1664 dal Collegio dei Giuristi, fondato nel 1491 per riunire tutti gli abitanti di Belluno, sia nobili che semplici cittadini, laureati in giurisprudenza presso l’Università di Padova. All’esterno è ornato da un filare di iscrizioni dedicatorie con gli stemmi dei benefattori (rettori, vescovi e cittadini veneziani) che lasciarono sotto la guida del Collegio un ingente patrimonio attraverso il quale assolse funzioni di pubblico sostegno a favore di numerose categorie di bisognosi fino alla caduta da Venezia. Fu scelto nel 1873 come sede del Museo Civico e fu aperto al pubblico dal 1876. Ad oggi il museo della città di Belluno si è trasferito a Palazzo Fulcis. Proseguire attraverso il Duomo e girare a destra in Via Mezzaterra e poi a sinistra in Via Santa Croce. Infine svoltare a destra in Via Torricelle.
5) Palazzo Nossadani.

Palazzo Nossadani

Si tratta di uno degli ultimi edifici civili quattrocenteschi della città, che offre ancora una pallida eco degli affreschi che originariamente decoravano l’intera facciata, secondo una tipologia caratteristica di una vasta area dell’entroterra veneto, da Feltre a Conegliano e Treviso e a Trento. Tradizionalmente indicata come dimora dell’antica famiglia ghibellina dei Nossadani, una delle quattro che governarono Belluno tra l’XI e il XV secolo, fu assegnata al capitano di Porta dopo il loro esilio seguito all’arrivo di Venezia agli inizi del XV secolo Rugo. La costruzione mostra evidenti segni delle numerose modifiche che ha subito, alterando i volumi originari, soprattutto attraverso l’innalzamento di un piano superiore, effettuato dall’architetto Riccardo Alfarè (1882-1969), che non solo ripristinò completamente l’originaria pendenza modificata. del tetto, ma lo stesso equilibrio complessivo dell’edificio. Proseguire per Torricelle.


6) Porta Rugo.

Porta Rugo

Storico ingresso meridionale della città, dal vecchio porto fluviale di Borgo Piave. Agli inizi dell’Ottocento gran parte della cinta muraria venne demolita e con essa la grande torre di sinistra e le altre fortificazioni laterali che difendevano la porta. Del complesso originario, attraverso il quale entrarono nel 1404 il primo rettore veneziano, Antonio Moro, e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo nel 1509, rimane l’arco ogivale interno tardo duecentesco, con ancora la nicchia entro la quale rimase, secondo le cronache. . fino al XVII secolo lo stemma affrescato dei Visconti, signori di Belluno tra il 1383 e il 1404. La sistemazione della facciata (in cotto e non in pietra, cosa insolita per Belluno) ricalca il progetto commissionato nel 1622 dal veneziano. rettore Federico Hoek dopo l’architetto Lorenzo d’Alchini. Nella nicchia centrale tra i due stemmi è ancora presente la base con le zampe del leone di San Marco ucciso dai rivoluzionari giacobini nel maggio 1797. L’ultimo restauro risale al 1902. Ritorniamo attraverso Via Santa Maria dei Battuti dove troviamo sulla destra la chiesa omonima.

Chiesa sconsacrata Santa Maria dei Battuti

8) Seminario Gregoriano.

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Seminario Gregoriano

Sorto originariamente come convento francescano, per una comunità religiosa documentata a Belluno già nel XIII secolo. Il complesso fu successivamente ricostruito come ampliamento dell’annessa chiesa di San Pietro, edificata nel 1326 e completamente rifatta nel 1750. All’interno, i due grandi chiostri testimoniano l’evoluzione architettonica del complesso: il cosiddetto chiostro gotico (XV secolo) . ) sulla parete sud è arricchita dai busti di personaggi religiosi di altissimo calibro provenienti dalla famiglia francescana di Belluno, mentre il pavimento è costituito da lapidi settecentesche delle famiglie cittadine dell’epoca; Non meno interessante è il monastero rinascimentale (XVI secolo) con un pozzo centrale del 1730, costruito sopra un serbatoio d’acqua che viene alimentato, tra l’altro, dalla raccolta dell’acqua piovana. Il monastero fu soppresso dalle pretese napoleoniche del 1807, l’edificio ospitò nel 1810 il liceo dipartimentale e dal 1834 il nuovo seminario, che Papa Gregorio XVI di Belluno volle intitolare a San Gregorio Magno. Il complesso venne ristrutturato nel 1952, anno in cui venne realizzata la nuova facciata, progettata dall’architetto bellunese Alberto Alpago-Novello. Il Seminario oggi ospita un Ginnasio-Liceo, intitolato al vescovo Alvise Lollino, e le Biblioteche Gregoriana e Lolliniana, quest’ultima particolarmente ricca di preziosi codici antichi. più avanti sulla destra troviamo la chiesa di San Pietro dove termina il nostro percorso.

9) Chiesa di San Pietro

Itinerario Lilla, 10 minuti a piedi:

Da Piazza Piloni o da Piazza Martiri procedere verso nord per via Carrera arrivando a Piazza San Stefano dove sorge l’omonima chiesa.
2-3) Chiesa e Piazza San Stefano

Chiesa di San Stefano

Venne eretta tra il 1468 e il 1491 da maestri comacini per l’ordine dei Serviti, sull’area dove sorgeva una preesistente chiesa di cui rimane, murata sul fianco della navata sinistra, un’interessante epigrafe mortuaria in volgare datata 1349. All’interno è di particolare interesse la cappella Cesa, eretta nel 1485, con la grande pala lignea di Matteo Cesa (1425-1495) e un ciclo di affreschi attribuito in passato a Jacopo da Montagnana (1440-1499). Alla sinistra del transetto si apre la Cappella dell’Addolorata, del 1737, con la statua di Giovan Battista Alchini (XVIII sec.), un allievo del Brustolon, che tradisce però chiari influssi d’oltralpe. Alle pareti quadri di Cesare Vecellio (1521-1601), Nicolò de Stefani (1520-1599), Francesco Frigimelica (1570-1649), Antonio Lazzarini (1672-1732) e altri. La chiesa contiene due grandi angeli reggilampada ed un crocifisso di Andrea Brustolon (1662-1732), provenienti da altre chiese scomparse di Belluno. Ugualmente, il portale gotico sul lato sud, con le statue dei santi protettori di Belluno, venne trasferito nel 1893 dalla soppressa chiesa di S. Maria dei Battuti. Il campanile presenta un grande orologio con il quadrante in pietra originale diviso in 24 ore, all’uso tedesco del XVI secolo.
Imboccare Via Roma per giungere a 4) Piazza Vittorio Emanuele II e poi Via Rialto.
5) Porta Dojona

Porta Dojona

Prende il nome dal vicino torrione (Dojon) con cui costituiva un complesso fortificato, già sede vescovile, all’angolo nordorientale delle antiche mura. L’arco interno venne innalzato nel 1289 da Vecello da Cusighe per il vescovo-conte Adalgerio da Villalta: tale intervento, all’interno del rifacimento generale della cortina muraria resosi necessario dopo il tramonto del dominio di Ezzelino da Romano, è testimoniato da una lastra in pietra, murata al di sopra dell’arco, che presenta la più antica riproduzione dello stemma cittadino. Il raddoppio rinascimentale è opera di Niccolò Tagliapietra e venne realizzato nel 1553. La copertura di collegamento tra la nuova e la vecchia porta fu decisa ed attuata nel 1622. I battenti in legno originali sono ancora, secondo la tradizione, quelli rifatti dopo l’assedio imperiale del 1509. Il leone veneziano originale venne scalpellato dai Giacobini nel maggio del 1797. Al suo posto venne inserito alla fine dell’800 l’esemplare quattrocentesco che originariamente campeggiava sopra il primo arco e che era rimasto inglobato dalla copertura seicentesca, che lo aveva fortunosamente sottratto alla vista degli scalpellatori napoleonici.
Si prosegue per Via Rialto per arrivare in Piazza Mercato o Delle Erbe.

6) Piazza Mercato

Piazza Mercato

L’antica piazza del mercato, porticata sui quattro lati , in cui sorgono i più bei palazzi privati della città.  Il suo perimetro occupa lo spazio del foro aperto al centro del castro romano.” Questo spazio definisce il più antico insediamento umano documentato nella città di Belluno, quello romano. Oltre a luogo d’affari, Piazza Mercato svolse, in epoca rinascimentale, una particolare funzione sociale: i ceti popolari, gli artigiani, i letterati, i notai si contrapposero ai Nobili detentori del potere politico, alla nobiltà di sangue si oppose la nobiltà del denaro per ottenere a livello politico quel peso che aveva ottenuto a livello sociale. Nel centro notiamo una fontana zampillante che è anche la più antica tra le fontane pubbliche bellunese (1409). Era sormontata da una statua di San Lucano rotta da vandali nel 1983, ma l’originale è conservato nel Museo Civico. La piazza è abbellita da tre  bellissimi palazzi gotico-rinascimentali. Nel lato nord della Piazza: la casa Miari del XVI secolo (vedi foto sotto) con porticato affrescato, dall’alta facciata che sembra dominare la piazza e che presenta in una nicchia sotto la trifora del secondo piano un piccolo affresco attribuito a Giovanni da Mel. Nel lato ovest troviamo un grande Palazzo, eretto a partire dal 1501 e finito nel 1531 per ospitarvi il Monte di Pietà. Il suo portico, con volta a crociera, è sorretto da quattro pilastri rettangolari che formano tre ampi archi rinascimentali. Al primo piano ci sono tre finestroni quadrati con sporgenti inferriate a fitta maglia, in contrasto con la bellissima trifora gotica della torretta che si innalza sul lato destro del palazzo stesso. La facciata è decorata da numerosi stemmi di podestà veneti, avvicendatesi a Belluno tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600 e da alcune lapidi. Racchiusa tra due archi nel porticato sottostante il palazzo troviamo il portale (sormontato da una lunetta) della Chiesa del Monte, dedicata alla Beata Vergine della Salute che merita una brevissima visita. Nella penombra del piccolo interno, si nota l’altare di fondo rialzato e inquadrato tra due porte. Sopra l’altare una bella immagine della Vergine, opera seicentesca di Agostino Ridolfi, racchiusa da una cornice dorata, con putti, del Brustolon, autore anche dei putti e degli angeli in legno sbiadito dell’altare di destra. Nella parte opposta della piazza da notare la loggia dei ghibellini, immagine un tempo detta “loggia di Foro“; recentemente restaurata e consolidata. Fu costruita, come luogo aperto di pubbliche riunioni, esisteva già nel 1347 e fu ristrutturata nel 1471.  Nel 1550 circa, la famiglia Costantini eresse il bel palazzo sovrastante, dove spicca un bassorilievo col leone di S. Marco e al primo e secondo piani le belle trifore centrali di stile rinascimentale. Il palazzo continua, secondo l’impostazione veneziana della vista su due lati, (la calle e il canale) verso l’attuale via Valeriano. Interessante il portico formato da quattro archi due rinascimentali (a tutto sesto) e due (gli ultimi, quelli che formano angolo con via Valeriano) gotici, sotto i quali si nota una balaustra in eleganti colonnine bianche di pietra. Sul capitello della prima colonna d’angolo è scolpito lo stemma della città con i due grifoni.
Prendere via Duomo per arrivare alla Torre Civica in Piazza Duomo.

7) Torre Civica – Auditorium

Torre Civica – Auditorium

Anticamente palazzo fortificato sede dei vescovi-conti, secondo la tradizione (l’Auditorium) venne eretto, o più probabilmente ampliato e rafforzato, alla fine del XII secolo dal vescovo Gerardo de Taccoli, morto nel 1196 combattendo in battaglia contro i Trevigiani. La torre civica regge la campana al cui suono, dal 1403, si riuniva il Maggior Consiglio cittadino. Una torre gemella, sull’angolo verso il Duomo, venne abbattuta nel 1516 per allargare la piazza di fronte al Duomo ma anticamente doveva essercene una terza, centrale, come mostra chiaramente l’antico sigillo vescovile che riproduceva proprio questo edificio. Più volte rimaneggiato, il portale ed alcuni elementi dei finestroni superiori risalgono alla ristrutturazione attuata dal vescovo Giulio Berlendis nel XVII secolo. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1873, subì un totale rimaneggiamento interno curato dall’ing. Giorgio Pagani-Cesa, cui si sommarono gli interventi sulla facciata seguiti al nuovo sisma del 1936. Già sede del Tribunale, ora è adibito ad Auditorium comunale.

8) Piazza Duomo

Palazzo Piloni

Davanti al campanile dirigendo lo sguardo verso sud si può ammirare il Palazzo Piloni ora sede della Provincia, costruito nel 1550 dalla famiglia Piloni (da Odorico padre dello storico Giorgio, che scrisse la precisa e ben documentata storia di Belluno dalle origini fino alla fine del cinquecento circa).  L’edificio è impostato su un ampio portale di pietra, sormontato da un largo poggiolo in pietra e ferro che delimita la facciata del piano terra costituita da bugne in pietra. Sull’ampio balcone si aprono tre porte, divise da lesene che terminano con volute ioniche (probabilmente un’aggiunta seicentesca). Nella sala dell’ingresso centrale ci sono affreschi, molto belli, attribuibili a Cesare Vecellio, che rappresentano le quattro stagioni.

Itinerario Azzurro, 13 minuti a piedi:

Dalla stazione Rfi si prende Via Dante e poi Via Loreto dove a sinistra troviamo l’omonima chiesa.

1) Stazione Rfi – 2) Santa Maria di Loreto

Costruita tra il 1612 e il 1641 su disegno del cappuccino Andrea da Venezia, a completamento dell’annesso convento delle Clarisse, voluto dal vescovo Alvise Lollino (1596-1625) e concluso da Tommaso Mallonio (1634-1649). Sopra il portale laterale sono infissi gli stemmi dei francescani, del vescovo Giulio Berlendis (1653-1693) e della famiglia Fulcis. Il complesso monastico, che iniziò la sua vita nel 1634, venne soppresso nel 1806 e fu da allora adibito a scuole pubbliche. La chiesa venne rimaneggiata nel 1952, nel corso di importanti lavori di ristrutturazione diretti dall’arch. Alberto Alpago Novello che interessarono anche l’annesso chiostro, completato in tale occasione anche sul lato addossato alla chiesa. All’interno sono conservate importanti opere d’arte del XVII e XVIII secolo, quali il grande ostensorio ligneo di Andrea Brustolon, proveniente dal soppresso oratorio di San Lucano, posto sull’altare di sinistra, ed una serie di quadri di Francesco Frigimelica il vecchio, Antonio Lazzarini e altri. E’ inoltre visitabile un piccolo ma prezioso museo d’arte sacra.
Si prosegue per via Loreto per poi girare a sinistra in Via Mateotti per poi arrivare a Piazza Martiri.

3) Piazza Martiri e chiesa di San Rocco

Piazza Martiri

È la piazza di Belluno, un giardino nel centro della città, il salotto racchiuso da un arco di palazzi delle più importanti famiglie Bellunesi. Nel passato la piazza era conosciuta come piazza Campedèl o Campitello. Il nome indicava l’area dove si tenevano fiere, manifestazioni, il mercato, fin dall’antico Campo di Marte di origine romana. La piazza sorge proprio fuori dalle mura cittadine. In passato, lungo il lato sud, al posto delle case, sorgevano le mura della città. All’estremità ovest c’era la torre del castello. Queste mura rimasero in piedi fino al secolo XVIII quando, dopo il riempimento del fossato, cominciarono ad essere demolite per la costruzione degli edifici. Fino al 1620, era possibile entrare all’interno delle mura della città di Belluno mediante due porte, Porta Ussolo, da “ussiolo” cioè piccola porta, chiamata nel 1865 Porta Dante, e porta Dojona, unica via agibile da nord per tutto il Medioevo. La forma della piazza è ellittica perché, rispecchiava il tiro della bombarda posta su una delle torri del castello di Belluno. Il cannone poteva infatti sparare verso la piazza con un’ampiezza massima di tiro di 90 metri, mentre i palazzi che si trovano a nord nel punto più ampio dell’ellissi sono posizionati a 92 metri e dunque non potevano essere toccati da eventuali esplosioni.

Veduta aerea di Piazza Martiri

Durante la II Guerra Mondiale quattro giovani partigiani furono uccisi dai soldati nazisti il 17 marzo del 1945. A ricordo del loro sacrificio si possono leggere i loro nomi su quattro lampioni della piazza, dove i corpi erano stati impiccati, mentre nei giardini, progettati dall’architetto Alberto Alpago Novello degli anni Venti del XX secolo, sono state realizzate nel 1965 tre sculture in bronzo dall’artista di Falcade, Augusto Murer, in memoria di questo tragico episodio. Oggi la piazza dei Martiri è il luogo del “liston”, le passeggiate cittadine lungo i portici. Da non perdere: la cinquecentesca chiesa di San Rocco, costruita a seguito di un voto cittadino fatto al santo protettore invocato contro le pestilenze. Il Palazzo Crotta, la Cassa di Risparmio, progettata dal già citato Alpago Novello, Palazzo Cappellari della Colomba, opera dell’architetto feltrino Giuseppe Segusini che lo progettò per il nipote del papa bellunese Gregorio XVI, al secolo Mauro Cappellari, nel 1835; lo stesso architetto fece negli stessi anni anche il Teatro Comunale che si trova a est della piazza, accanto all’antica Porta Dojona che permette ancora oggi l’ingresso nel vero e proprio centro storico. I giardini con antichi cedri che coccolano un’ampia fontana circolar, e una vasca del diametro di 16 metri, riporta 69 stemmi dei comuni che formano la provincia di Belluno.

Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco voluta per voto cittadino contro la peste, la chiesa venne iniziata nel 1530 e costruita a più riprese fino al 1561, come testimoniano gli stemmi dei rettori veneti Giacomo Salomon (1659) sulla colonna di sinistra e di Pietro Loredan (1561) sotto la statua di San Rocco inserita al centro della facciata.
Venne officiata dai Cappuccini tra il 1605 e il 1769 assieme al retrostante convento, che dopo la chiusura in età napoleonica nel 1806, passò al demanio e fu acquistato dalla contessa Elisabetta Agosti nel 1856. Ristrutturato il complesso, la chiesa venne riaperta al culto nel 1860 e il convento fu trasformato in orfanotrofio da don Antonio Sperti. L’istituto fu poi affidato assieme alla chiesa ai Salesiani dal 1924 al 1957. All’esterno, sotto il portico, due affreschi datati 1564 con la Trinità e i SS. Rocco e Sebastiano, sulla destra, e i SS. Cosma e Damiano a sinistra. All’interno, dietro l’altar maggiore, una copia cinquecentesca dell’Assunta di Tiziano, l’”Estasi di S. Francesco” del bellunese Gaspare Diziani (1689-1767), un grande tabernacolo ligneo di Valentino Panciera Besarel (1829-1902) ed altre pitture di Luigi Speranza (1819-1879), Luigi Cima (1860-1944) e Antonio Duodo.
Si procede verso nord per scorgere sulla destra il Teatro Comunale.

4) Teatro Comunale

Costruito in stile neoclassico su disegno di Giuseppe Segusini nel 1833-35 demolendo l’antico Fondaco delle biade (di cui rimane una testimonianza nell’architrave, datata 1625, murata sul retro del teatro) che sorgeva, con volumi molto minori, a fianco della Porta Dojona a ridosso delle mura cittadine. La facciata si ricollega a quella di altre realizzazioni analoghe portate a compimento dal Segusini in quegli anni nel resto del Veneto (Feltre, Serravalle) ed anche in Austria, dove il teatro di Innsbruck rappresenta un’interessante variazione sul tema architettonico bellunese. La scalinata di ingresso è caratterizzata da due leoni, opera di Pietro Zandomeneghi come i due fregi al di sopra delle porte laterali che immettono nel teatro.
Intorno, in alto, nove busti in pietra e in bronzo di Rettori veneti dei secoli XVI e XVII provenienti dal demolito Palazzo Comunale. L’interno venne rifatto una prima volta nel 1866, poi di nuovo nel 1948 e nel 1993.
Imboccare via Rialto tenendo il teatro a destra e poi girare a destra per via Cipro fino a giungere a Porta Dante.

5) Porta Dante

Porta Dante

Inaugurata nella forma attuale il 15 maggio 1865, alla fine del cinquantennio di dominazione asburgica a Belluno, quale simbolo patriottico della ritrovata unità culturale italiana, in realtà sostituì la precedente porta Reniera, realizzata nel 1669 dal rettore veneto Daniele Renier da cui prese il nome, il cui stemma in pietra compare ancora sul fronte della porta verso Piazza dei Martiri. La porta Reniera aveva a sua volta preso il posto di un’antica pusterla, cioè un’apertura di servizio presente nel tratto delle antiche mura tra porta Dojona e il castello, denominata Ussolo, cioè porticina.
Proseguire per Via Cipro fino a giungere a Piazza Castello.

6) Piazza Castello

Piazza Castello conserva ancora oggi i ruderi del vecchio Castello, che era il più grande e forte della città. Dentro il Castello si trovavano una chiesetta (chiusa nel 1806) ed un giardino. Dopo un ultimo utilizzo come carcere, già nel 1825 non restava ricordo del vecchio castello. Tra Palazzo Rosso e l’orto, scende una scalinata che porta in via Sottocastello; da quassù si può ammirare un bel panorama della valle del Piave e, scendendo le scalette, percorrendo la via Sottocastello, alcuni tratti di mura ancora ben conservate. Questa zona, dopo l’abbattimento delle mura nel ‘600-‘700, divenne la più agevole via d’accesso per raggiungere piazza Duomo, potendo il passante evitare le strettoie di Porta Dojona e Piazza Mercato. Scendendo lungo la piazza sulla sinistra il Palazzo delle Poste e poco più avanti il Palazzo del Municipio.

Palazzo delle Poste

7) Palazzo Rosso Municipio

Palazzo del Municipio

L’attuale edificio venne realizzato in stile neogotico dall’architetto feltrino Giuseppe Segusini (1801-1876) sul luogo e con alcuni elementi architettonici dell’antico palazzo comunale, detto “la Caminada”, demolito a causa dell’impossibilità – all’epoca – di un restauro conservativo. Secondo gli storici locali il palazzo originale era stato eretto fin dal XIII secolo e venne quindi completamente ricostruito nel 1476: era ornato da stemmi e busti dei rettori veneti, ora inseriti nella decorazione esterna del Municipio e, i soli busti, a formare una fascia tutto intorno al Teatro Comunale eretto in quegli stessi anni dal Segusini. All’interno aveva affreschi di Andrea Mantegna, Jacopo da Montagnana, e Pomponio Amalteo (frammenti al Museo Civico). Ancor oggi sede municipale, nella sala consiliare campeggiano due grandi affreschi storici di Giovanni De Min (1786-1859) ed una serie di ritratti di bellunesi illustri di Antonio Tessari.
Proseguendo sulla sinistra troviamo il Palazzo dei Rettori.

8) Palazzo dei Rettori – Prefettura

Palazzo dei Rettori – Prefettura

Fu sede per quasi quattrocento anni dei rettori veneti che governavano Belluno e il suo territorio. Su un preesistente e più arretrato edificio fortificato realizzato a partire dal 1409 (e completamente bruciato nel 1802) venne aggiunta nel 1491 dal rettore veneto Maffeo Tiepolo sul lato ovest una prima loggia lombardesca a due piani, poggiante su tre archi. Nel 1496 fu adottato un progetto di ampliamento disegnato dal veneziano Giovanni Candi (l’autore del “bovolo” di palazzo Contarini a Venezia), più volte interrotto fino alla crisi seguita alla guerra di Cambray. Venne infine completato nel 1536 durante il rettorato di Girolamo Rimondi. Tra il 1536 e il 1547 venne innalzata la torretta dell’orologio, progettato dal fiesolano Valerio da San Vittore. Sulla facciata, stemmi e busti di rettori veneti dei secoli XV-XVII. All’interno numerosi locali, nonostante i radicali restauri resisi più volte necessari in seguito ai terremoti degli ultimi due secoli, hanno mantenuto la fisionomia originaria, in particolare il salone centrale del secondo piano e la vicina saletta, con il soffitto alla sansovina. E’ sede della Prefettura.

9) Piazza Duomo

Piazza Duomo

L’articolata piazza, con carattere monumentale, sulla quale si affacciano il Duomo, il palazzo dei Rettori e la Torre civica. Il Duomo fu ricostruito al principio del ‘500 su disegno di Tullio Lombardo; ha la facciata incompiuta con due monofore gotiche e sul fianco un bel campanile barocco su disegno di Filippo Juvarra (1743). Nel luminoso ed elegante interno, agli altari, dipinti di Andrea Schiavone (1° destro), Cesare Vecellio (2° destro), Jacopo Bassano (3° destro) e Palma il Giovane (4° destro); nella cripta, sull’altare formato da un’arca sepolcrale trecentesca scolpita, un polittico riferibile a pittore vivarinesco (sec. XV). Al 1° altare della navata sinistra, due statuette in marmo attribuite a Tullio Lombardo. Sul lato nord della piazza è il palazzo dei Rettori* (ora Prefettura), nelle forme del Rinascimento veneziano, con portico, bifore e belle logge al centro, iniziato nel 1491. Sulla destra si eleva la torre dell’Orologio (1549) e poi il palazzo dei Vescovi-conti (1190), ora Auditorium, del tutto rimaneggiato; dell’antica struttura resta la Torre civica. Per altre informazioni vedi punto 2) itinerario verde.

10) Battistero

Battistero

Edificato dopo il 1516 sulle fondamenta di una precedente chiesa dedicata a San Martino. In seguito all’abbattimento dell’antico Battistero attuato nel 1555 per ampliare la piazza di fronte alla nuova facciata del duomo, ne assunse il titolo e la funzione. Dopo il terremoto del 1873, che comportò la demolizione della vicina chiesa di S. Andrea, ne ospita la trecentesca Madonna delle Grazie, mentre le sue numerose tavolette ex-voto (dal XV al XIX secolo) sono conservate al Museo Civico. All’interno, a coronamento della grande vasca battesimale, un piccolo San Giovanni Battista opera di Andrea Brustolon (1662-1732).

Itinerario Rosso, 12 minuti a piedi:

1) Partenza dal palasport solo se si ha parcheggiato lì.
Da via Caffi si procede in direzione ovest dove troviamo il garage Tonegutti – Bellotti

2) Garage Tonegutti – Bellotti

Garage Tonegutti – Bellotti

Storico garage costruito nel 1922 esempio di architettura Liberty bellunese dell’architetto Riccardo Alfarè. Molti edifici Liberty di via Caffi sono statti da lui progettati come anche il garage Bacchetti (1913) e Palazzo Coletti (1918), con le due originali cupole che si affacciano sull’incrocio di piazzale Cesare Battisti.

3) Palazzo Coletti

Palazzo Coletti a Belluno

Caratteristica costruzione di completamento scenografico dell’estensione urbanistica cittadina settentrionale di inizio ‘900. Il palazzo venne progettato come nucleo contemporaneamente abitativo-artigianale (ospitava una falegnameria) nel 1910, al momento dello spostamento più a nord della linea ferroviaria e della stessa stazione. L’edificio venne disegnato da Riccardo Alfarè (1882-1969), combinando tradizione neoclassica ed elementi modernisti, e venne completato solo dopo la guerra, nel 1918.

4) Palazzo Benetta

A sinistra Palazzo Benetta a destra Palazzo Coletti

Si procede verso ovest imboccando via Segato per vedere sulla destra delle scuole.

5) Scuole Gabelli

Scuole Gabelli

Intitolate alla memoria del pedagogista bellunese Aristide Gabelli (1830-1891) furono realizzate nel 1933-34 con spazi interni ed esterni progettati dagli ing. Agostino e Guglielmo Zadra per la migliore applicazione didattica del metodo didattico Montessori-Pizzigoni, importato a Belluno ed applicato da Pierina Boranga. Un metodo che presupponeva la possibilità di far sperimentare, direttamente agli alunni, quanto veniva insegnato loro nei diversi campi, richiedendo quindi una serie di spazi e di strumenti legati all’economia agricola degli anni ’30, oggi in parte modificati, predisposti allo scopo all’esterno dell’edificio. Le scuole sorgono sullo spazio dove si trovava la prima stazione ferroviaria cittadina, costruita nel 1886 e spostata più a nord, nell’attuale sede, nel 1928, quando Belluno venne collegata al Cadore. Si ritorna verso sud per via Loreto per poi girare a destra in via Garibaldi dove troviamo il Cinema Italia

6) Cinema Italia

Palazzo Cinema Italia

La costruzione rappresenta una delle più caratteristiche realizzazioni dell’architetto bellunese Riccardo Alfarè (1882-1969), costruito in stile eclettico nel 1926 in un’ area già alterata nell’Ottocento per ospitare i magazzini del sale, ma dove sorgeva precedentemente l’antica chiesa con annesso ospedale di S. Maria Nova, eretta nel 1326, che all’estremità occidentale del “Campedel” costituiva l’accesso al quartiere artigiano di Borgo Tiera, oggi via Garibaldi. La chiesa venne distrutta dopo la chiusura e le alienazioni di età napoleonica.

Itinerario Viola, 17 minuti a piedi:

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10. Diga del Vajont – Lago di Barcis

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11. Venezia in treno o in auto

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12. Misurina e le Tre Cime di Lavaredo

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13. Cortina – San Candido – Austria

Cortina Corso Italia
Cortina, sullo sfondo il monte Cristallo
Percorso del tour

Itinerario molto lungo ma splendido per immergersi un giorno intero nelle dolomiti. Percorrenza totale, esclusa la variante al Lago di Braies, Km 267 Km, tempo di guida 5 ore e 30 minuti, tempo escursioni a piedi un’ora e mezza.
Impostare sul navigatore “Parcheggio seggiovia 5 Torri“
Link Google Maps: https://maps.app.goo.gl/VMVgPHbHd6rxWssi8

Percorso 94 Km tempo di percorrenza un’ora e 50 minuti.
Arrivati al parcheggio della seggiovia 5 Torri si prende l’omonima seggiovia, andata e ritorno 24,00 euro a persona.
Se si vuole effettuare qualche escursione in quota le pedule ed un abbigliamento adeguato è d’obbligo. Il tempo in montagna può cambiare repentinamente con bruschi abbassamenti della temperatura, soprattutto a quote elevate come questa escursione.
Si può fare il biglietto per sola andata e ritornare al parcheggio tramite il sentiero che costeggia la seggiovia il quale, dopo la pioggia, presenta alcuni tratti umidi e molto scivolosi.

Le 5 Torri dal Rifugio Scoiattoli

Giunti al rifugio Scoiattoli, altitudine 2.255 metri, si può effettuare, seguendo i cartelli, il giro orario o antiorario delle 5 torri. Sul lato nord c’è una piccola deviazione segnalata dalla quale si accede ad una terrazza naturale dalla quale si può ammirare Cortina e tutta la conca ampezzana. Il giro dura circa un’ora e mezza.

Giro delle 5 Torri. Seguire i carteli.

Dal rifugio Scoiattoli procedendo per il sentiero CAI 439 si arriva alla Forcella Nuvolau dalla quale proseguendo con il sentiero CAI 439 si giunge in circa un’ora e mezza al Rifugio Nuvolau, altitudine 2.575 metri, oppure fermarsi in forcella in prossimità del Rifugio Averau altitudine 2.413 metri, circa 30 minuti.


Ritornati al parcheggio della seggiovia con l’auto si arriva a Cortina, consigliamo il parcheggio a pagamento di via dello Stadio 2 “Parcheggio Multipiano Pontechiesa” il quale dista 5 minuti a piedi dal Corso Italia, centro storico pedonale, anima dello shopping e del lusso.

Parcheggio seggiovia – Cortina
Percorso 13 Km tempo di percorrenza 19 minuti.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/rDEMM3s192oFMj2Z7
TARIFFE:
€ 2,00 le prime tre ore di sosta;
€ 1,00 ogni ora successiva.


Nel Corso vi sono diversi bar dove ci si può sedere all’aperto per un pasto veloce oppure sulla terrazza della Pasticceria Lovat, una cioccolata o un cappuccino con una fetta di strudel o una sacher torte è una tappa obbligatoria.

Campanile di Cortina a Natale
Pasticceria Lovat Corso Italia, 65, Tel. 0436 3307

Per qualche articolo regalo a buon mercato c’è il grande magazzino La Cooperativa.
Si riprende l’auto per andare a San Candido in Alto Adige attraverso il passo Tre Croci.
Cortina – Misurina:
Percorso 16 Km tempo di percorrenza 24 minuti.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/WtLQz29TgGadfiJ58

Si può fare una breve tappa a Misurina per ammirare l’omologo lago ed il versante sud delle Tre Cime di Lavaredo. Si può anche fare il giro del lago a piedi.

Lago di Misurina ed il versante sud delle Tre Cime di Lavaredo
Lago di Misurina ed il Sorapiss sullo sfondo

Misurina – San Candido (Innichen):
Percorso 25 Km tempo di percorrenza 27 minuti .
Link Google: https://maps.app.goo.gl/RsJGd3ayrhEbHY3q8

Entrati in Alto Adige dopo aver oltrepassato il Lago di Landro, sulla destra c’è la possibilità di fermarsi per una breve sosta, si può ammirare il famoso skyline del lato nord delle Tre Cime di Lavaredo.

Skyline delle Tre Cime di Lavaredo nei pressi del Lago di Landro
Una vecchia cartolina di Carbonin (Schluderbach)

Si passa il grazioso villaggio di Carbonin (Schluderbach) per arrivare a Dobbiaco in Val Pusteria.
Se si vuole andare fino a Sillian in Austria seguire le indicazioni per San Candido, se si vuole rimanere in Italia e visitare il Lago di Braies girare a sinistra seguendo le indicazioni.

San Candido – Austria – Sillian:

Giunti a San Candido, località nota per la fiction “Ad un passo dal cielo” è facile trovare posto nel parcheggio a pagamento della stazione ferroviaria, Via della stazione 7, dalla quale si raggiunge il centro in 5 minuti a piedi. 2,00 ore di sosta sono sufficiente per una visita veloce del paese.

San Candido in Alta Pusteria si adagia tra 1.113 m e 3.145 m s.l.m. e conta all’incirca 3.100 abitanti. Nel quarto secolo a.C. in questa zona si formarono i primi insediamenti celtici. Da non perdere a San Candido sono la chiesa in stile romanico dedicata a S. Michele, che nel 1735 venne ristrutturata in stile barocco, ed il il Museo della Collegiata di San Candido che comprende anche l’archivio e la biblioteca.

Invece il Museo Dolomythos è dedicato alle Dolomiti, e al suo interno potrai scoprire la genesi dei monti pallidi. In questa zona le Dolomiti sono le indiscusse protagoniste ed offrono molte possibilità di escursioni e divertimento. Gli alpinisti hanno solo l’imbarazzo della scelta! San Candido è sovrastato dall’imponente gruppo del Monte Baranci.

Qui la neve non manca ed il divertimento sugli sci è assicurato: il comprensorio sciistico 3 Cime nelle Dolomiti di Sesto offre 93 km di piste. Inoltre ti aspettano 70 km di sentieri escursionistici e 200 km di piste per fondisti. E la sera? Si festeggia nelle baite, mentre i fiocchi di neve cadono silenziosamente all’esterno. Si svolgono inoltre anche manifestazioni molto interessanti, dall’ International Snow Sculpture Festival alla festa del paese.

San Candido a Natale
San Candido addobbata per le festività natalizie
San Candido zona pedonale
San Candido panorama


Percorso in Austria:

San Candido – Sillian (Austria)
Percorso 12 Km tempo di percorrenza 14 minuti.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/WtLQz29TgGadfiJ5

Sillian è un comune di circa 2.100 abitanti che si trova in Austria, nel cuore del Tirolo Orientale.
Situato ad oltre 1.100 m.s.l.m., Sillian è una delle più importanti località sciistiche dell’Austria ed è il primo comune che si incontra entrando dalla Val Pusteria (Italia).
Le origini della cittadina sono molto antiche e la zona risulta abitata fin dall’antichità.
L’economia di Sillian è legata al turismo, e Innumerevoli sono le strutture sportive, utilizzabili sia d’estate che d’inverno da tutti gli amanti dello sport.

Da Sillian in Austria si torna a San Candido per una eventuale cena per poi rientrare a Pianon per il passo di Monte Croce, Auronzo di Cadore.

San Candido – Pianon
Percorso 107 Km tempo di percorrenza 2 ore.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/hX8XUjymY9Lw8PBZ6

Lago di Misurina – Lago di Braies
Percorso 35 Km tempo di percorrenza 38 minuti.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/hX8XUjymY9Lw8PBZ6

Seguire le indicazioni per il lago di Braies (molto affollato in stagione), altro luogo della succitata fiction, parcheggiare l’auto nel parcheggio a pagamento sulla destra.
Qui c’è la possibilità di percorrere un sentiero intorno al lago.
Infine si può visitare San Candido per poi tornare a Pianon.

Lago di Braies – San Candido

Percorso 21 Km tempo di percorrenza 24 minuti.
Link Google: https://maps.app.goo.gl/6BJ9spsT821V6P5E7

Da San Candido si rientra a Pianon vedi sopra itinerario di rientro.

14. Spiaggia di Caorle o Jesolo

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